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La pedagogia vocale
Il sistema che produce la lingua, e prima il suono, è strutturato su quattro livelli, che sono respiro, sorgente, risuonatori, articolatori. Essi agiscono in quest’ordine anche cronologicamente, e si poggiano tutti sulle fondamenta dell’assetto posturale, capace di rendere il funzionamento fonatorio comodo o scomodo, longevo o cagionevole.
Questi quattro livelli utilizzano peraltro strutture in realtà primariamente preposte ad altro, per funzionare: la funzione fonatoria è secondaria e successiva filogeneticamente ed ontogeneticamente, rispetto a quelle ventilatoria, deglutitoria, di suzione. Ciò evidenzia come anche sul piano degli equilibri tra le varie funzioni corporee, il canto sia un atto sublime, ma poggiato su fondamenta esili, proprio perché si avvale nel suo farsi, di strutture che si sono evolute per assolvere ad altre funzioni.
Ogni professionista vocale (avvocato, telefonista, insegnante, e via fino a cantante, attore, doppiatore, performer) ha esigenze diverse, e necessità di concentrarsi su alcuni aspetti più che su altri, ma per tutti vale il discorso che l’apparato vocale funziona in modo integrato, ed ogni livello poggia sul precedente e prepara il successivo: un esercizio articolatorio assegnato tout court ad un allievo senza averlo valutato nel complesso non sempre darà risultati percepibili.
Il criterio adottato nella pedagogia vocale, intesa come abilitazione di un soggetto sano, alle discipline del canto o della voce recitata, è sempre quello di proporre un training percettivo prima, che consenta di imparare a vedere, a riconoscere e selezionare i segnali inviati dal sistema percettivo ( uditivo e tattile sostanzialmente per la voce)
ed una abilitazione poi , ove si coscentizzano i funzionamenti fisiologici e si apprendono le abilità e gli atletismi necessari all’artista (appoggio, sostegno, durata fonatoria, gestione delle meccaniche laringee, riconoscimento dello sforzo vocale, gestione dei risuonatori verso la brillantezza ( penetranza ) e verso la rotondità (portanza ) del suono, mordente articolatorio, parametri ritmici in chiave artistica –cioè lievemente antifisiologica-)
L’idea è perciò quella di procedere a richieste performative e di conseguenza potenzialmente lesive, solo quando l’allievo mostra di possedere un corretto e consapevole funzionamento di base.
Vi sono allievi talentuosi, e fortunati, che trovano la strada dell’economia di gestione vocale, dell’efficienza vocale, in modo istintivo e facile, semplicemente cantando; e vi sono altri allievi che faticano ad esprimere il potenziale che hanno dentro, perché il loro istinto li porta a soluzioni dispendiose, e nel tempo potenzialmente lesive. Questi ultimi beneficiano grandemente di un affiancamento del logopedista all’insegnante di canto nei loro primi anni di studi
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